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IL PERCORSO DEL PAZIENTE CON SLA NELL’AZIENDA USL BO 
Gruppo di Lavoro
Coordinamento: Salvi. F (Neurologia Osp.
Bellaria) Descovich C.
(Governo Clinico)
Alvisi S. (DH Neurologia OB) Amadori L. (Medicina fisica e
riabilitativa Osp. Bellaria) Barilli A.M. (Dietologia e
Nutrizione Clinica) Bernardi R. (Dipartimento Medico)
Bernardoni L. (Dipartimento Neuroscienze- SATER) Bonavita J.
Medicina fisica e riabilitativa Osp. Bellaria) Cecchini L. (MMG-Distretto
di Casalecchio di Reno) Dallari A. (SATER aziendale) Fabbri C.
(Gastroenterologia Osp. Maggiore-Bellaria) Falcone F.
(Pneumologia Osp. Bellaria) Lesi C. (Dietologia e Nutrizione
Clinica)
Longanesi A.
(Dip. Neuroscienze) Luppi C. (Dipartimento Medico-Sater) Magni
E. (Medicina Fisica e Riabilitativa Osp. Maggiore) Nasca R.
(Medicina Fisica e riabilitativa Osp. Bellaria) Pani A.
(Pneumologia Osp. Bellaria) Quarta C. (Pneumologia Osp. Bellaria)
Reale V. (Pneumologia Osp.Bellaria) Siena N.(Governo Clinico)
Valenti D. (Oncologia Metrop. e Cure palliative-Hospice)
Valeriani L. (Dietologia e Nutrizione Clinica)
INTRODUZIONE
Epidemiologia
Dati di letteratura su casistica italiana indicano una incidenza
della SLA a 2.16/100.000 abitanti/anno ed una prevalenza di 4.02 casi
ogni 100.000 abitanti. A Marzo
2010 i pazienti seguiti nel percorso SLA del Bellaria erano 56 (di cui 5
a domicilio con tracheostomia e 9 con ventilazione non invasiva a
domicilio).
Il percorso del paziente SLA
L’Azienda AUSL Bologna, partendo da un esistente ambiente
favorevole strutturato su forti relazioni interprofessionali fra vari
specialisti, sta ottimizzando il percorso clinico-assistenziale
ospedale-territorio esistente da tempo e che fa capo al Centro il BeNe
per la presa in carico dei pazienti con SLA.
Gli elementi di garanzia della qualità delle cure e di trasparenza del
percorso che il gruppo di lavoro sta valorizzando si possono riassumere
in:
-
Presa in carico tempestiva
del paziente fin dalle prime fasi della malattia
-
Uniforme equità d’accesso in
tutte le fasi del percorso per tutti i pazienti affetti da SLA
-
Ottimizzazione dell’appropriatezza
e della sicurezza delle prestazioni clinico-assistenziali
erogate attraverso un approccio
multidisciplinare-multiprofessionale (team SLA)
-
Forte attenzione alle problematiche
inerenti la comunicazione della malattia e della sua
prognosi, con supporto psicologico al paziente e suoi care givers
fin dalle prime fasi
-
Agevolazione delle fasi iniziali di
definizione diagnostica (ricovero dedicato)
-
Possibilità di fare ricorso a test
diagnostici avanzati in casi particolari
-
Forte attenzione alle
esigenze/volontà del paziente attraverso l’identificazione
precoce dei bisogni (socio-assistenziali) e delle fragilità proprie
del caso
-
Individuazione del referente
clinico all’interno del team
-
Continuità assistenziale
ospedale-territorio
-
Forte integrazione fra le
attività del team e la Commissione Distrettuale 2068 ed il suo
responsabile del caso
-
Possibilità di ricorrere a ricoveri
di sollievo
-
Concentrazione presso il Bellaria
di forti competenze professionali su temi specialistici
Gli elementi di innovazione
rispetto al percorso esistente su cui il gruppo di lavoro sta lavorando,
sono riassumibili in:
-
Maggior coinvolgimento
dell’associazionismo nella definizione dei bisogni del paziente
-
Identificazione di un centro di
riferimento nella Neurologia OB per la presa in carico. Ai Neurologi
invianti verrà data la possibilità di partecipare ai lavori del team
multidisciplinare.
-
Riorganizzazione delle risorse e
ridefinizione delle competenze sul territorio con percorsi formativi
dedicati per l’aumento della competence su specifiche problematiche
clinico - assistenziale
-
Revisione di alcuni criteri di
valutazione del pz SLA secondo la 2068 per l’attivazione di servizi
ed aiuti
-
Revisione delle strutture recettive
per ricoveri di sollievo e per cure di paziente terminale
-
Ottimizzazione delle risorse e
dell’organizzazione per le esigenze di terapia
intensiva-semi-intensiva respiratoria.
Attività di monitoraggio
Una volta conclusa la revisione del percorso, verrà avviato a fine 2010
un audit clinico strutturato in modo da valutare le ricadute sul
paziente e sull’organizzazione dell’adozione di questo nuovo modello
(indicatori di processo ed esito).
Il percorso clinico-assistenziale del
paziente affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica nel territorio
dell’Azienda USL di Bologna
Il percorso assistenziale è stato
suddiviso in sottoprocessi temporali, che sono definiti “fasi”, in
funzione del momento e delle sedi in cui si trova il paziente lungo il
percorso.
Sono state individuate le fasi descritte qui di seguito e rappresentate
nel Process Flow diagram allegato che costituisce parte
integrante del documento:
-
Sospetto SLA: rappresenta il
punto in ingresso nel percorso e individua il promotore principale
del contatto
-
Presa in carico Team SLA:
rappresenta il primo contatto con il team multidisciplinare SLA
istituito all’interno dell’Azienda presso l’Ospedale Bellaria
-
Diagnosi e comunicazione:
comprende l’arco temporale all’interno del quale viene completato
l’iter diagnostico dei pazienti SLA da parte del neurologo e la
stessa diagnosi viene comunicata al paziente e familiari
-
Valutazione multidisciplinare:
comprende l’insieme delle valutazioni effettuate dalle diverse
componenti cliniche e assistenziali del team multidisciplinare SLA
al fine della individuazione del percorso terapeutico, nonché la
segnalazione alle strutture territoriali competenti per la gestione
del paziente SLA
-
Presa in carico dalla
commissione DGR 2068/’04: comprende l’insieme delle attività
previste dalla DGR 2068/’04 al fine di garantire l’integrazione tra
ospedale e territorio nella gestione della patologia.
-
Trattamento intensivo:
comprende le modalità clinico-organizzative per far fronte alle
necessità di trattamento intensivo in struttura ospedaliera durante
il decorso della malattia
-
Follow up ambulatoriale:
attività di monitoraggio periodico della malattia
-
Gestione emergenze: in
questa fase sono descritte le modalità organizzative messe in atto
dall’azienda sanitaria per far fronte alle diverse tipologie di
emergenza clinica in cui i pazienti SLA possono trovarsi nel corso
della loro malattia
Inizio pagina
Descrizione sintetica delle fasi del
percorso
Fase1: Sospetto SLA
Qualora un paziente si presenti
nell’ambulatorio del MMG con sintomi da sospetta SLA il MMG prescrive
una visita neurologica.
Se lo specialista neurologo conferma il sospetto SLA indirizza il
paziente al Team Multidisciplinare SLA dell’Ospedale Bellaria. Il
neurologo inviante ha la possibilità di partecipare alle attività del
Team per seguire il paziente durante l’intero percorso.
Fase 2: Presa in carico Team SLA
La visita da parte del neurologo del
Team SLA deve essere assicurata entro una settimana dal primo contatto
con la struttura. Alla visita segue il ricovero, con lista prioritaria,
nel reparto di Neurologia dell’Ospedale Bellaria. Il ricovero è
necessario per il corretto inquadramento del paziente e per iniziare le
fasi di comunicazione e supporto nel caso di diagnosi confermata.
Fase 3: Diagnosi e comunicazione
Durante la prima fase del ricovero
(entro 3/4 gg) il paziente è sottoposto ad una serie di indagini
standard e avanzate secondo il protocollo predefinito.
In caso di diagnosi SLA certa, l’assistente sociale e lo psicologo
eseguono una inchiesta sui bisogni di carattere sociale e psicologico
del paziente. Il neurologo, assistito dallo psicologo, comunica la
diagnosi al paziente e ai suoi familiari. Dal momento della diagnosi, e
per le prime settimane a seguire, il paziente e la sua famiglia sono
assistiti costantemente dallo psicologo.
Fase 4: Valutazione
multidisciplinare
Dopo l’accertamento della diagnosi il
paziente è sottoposto ad una valutazione multidisciplinare finalizzata
alla stadiazione della patologia e alla definizione del piano
terapeutico, riabilitativo e assistenziale del paziente. Il team
multiprofessionale SLA è composto da :
-
Neurologo
-
Pneumologo
-
Fisiatra, fisioterapista e
logopedista
-
Nutrizionista e gastroenterologo
-
Psicologo e assistente sociale
La valutazione multidisciplinare, che deve essere garantita in un tempo
massimo di 3/4 gg, comprende le seguenti prestazioni:
-
screening laboratoristico per
patologie autoimmuni sistemiche ed esami nutrizionali;
-
visita neurologica con scala di
valutazione funzionale;
-
visita pneumologica con prove di
funzionalità respiratoria e PE max e PI max;
-
visita dietologica con indagine
alimentare e valutazione dei parametri nutrizionali;
-
visita fisiatrica e logopedia per
valutazione della deglutizione;
-
visita fisiatrica per
quantificazione del deficit motorio ed eventuale riabilitazione e/o
ausili;
-
consulenza con assistente sociale;
-
da stabilire, a seconda dei casi,
eventuale visita psichiatrica o supporto psicologico o puntura
lombare per ricerca di bande oligoclonali;
All’atto della dimissione:
-
è individuato un referente clinico
all’interno del team SLA, in funzione dei bisogni
clinico-assistenziali prevalenti del paziente;
-
si contatta il MMG e gli si
forniscono i recapiti telefonici per comunicare con il Team
dell’ospedale Bellaria
-
si avvia l’eventuale trattamento
farmacologico
-
si compila il certificato di
“malattia rara”
-
si programma un primo appuntamento
con il team SLA a distanza di un mese in Day Hospital
-
si agevola il rapporto del paziente
e dei familiari con le associazioni
Il caso viene segnalato infine all’USSI
disabili (Unità Socio Sanitaria Integrata)del distretto di residenza al
fine di garantire al paziente l’assistenza integrata
ospedale-territorio. [nota: La discussione
sulle direttive anticipate potrebbe eventualmente avvenire in una fase
precedente all’insorgenza del primo deficit respiratorio. (per esempio
dopo la diagnosi). ]
Fase 5: Presa in carico dalla
commissione DGR 2068/’04
Il responsabile dell’USSI disabili del
distretto di afferenza, a seguito di una breve istruttoria del caso,
invia una segnalazione di presa in carico al MMG e attiva la Commissione
Distrettuale ai sensi della DGR 2068/’04 (“Il sistema integrato di
interventi sanitari e socio assistenziali per persone con gravissime
disabilità acquisite in età adulta: prime indicazioni”) e ne viene
data comunicazione anche al referente clinico del team multidisciplinare
dell’Ospedale Bellaria.
Da questo momento in poi i due team, quello territoriale costituito dai
componenti della commissione e quello ospedaliero (Team SLA OB), operano
in modo integrato.
La commissione distrettuale ai sensi della DGR 2068 è composta
da:
ed è integrata dal referente clinico
del Team SLA dell’ospedale Bellaria e dal MMG, che è il responsabile
terapeutico del caso.
La commissione si riunisce per la valutazione dei bisogni del paziente,
per la formulazione del Piano Assistenziale Integrato (PAI) e per
l’individuazione del Case Manager
secondo la tipologia prevalente dei bisogni. Il Case Manager
diviene il riferimento a livello distrettuale per il referente
clinico del team SLA dell’Ospedale Bellaria.
La commissione individua anche gli
specialisti referenti per il territorio che seguiranno il paziente
interfacciandosi costantemente con il case manager .Per quanto
concerne i bisogni clinico-assistenziali che afferiscono all’area
fisiatrica il referente per il territorio rimane il fisiatra del centro
ospedaliero (Team SLA del Bellaria).
La definizione del PAI prende in considerazione sia le necessità di
assistenza domiciliare che di assistenza residenziale.
Gli interventi in assistenza domiciliare comprendono l’adattamento del
domicilio, l’assistenza infermieristica e fisioterapica, il
riconoscimento dell’assegno di cura, l’assistenza protesica e la
fornitura e gestione dei comunicatori. [nota: Procedura per la
fornitura di ausili e protesi- Prot. 146238/18.07 del 06/11/2008;
Disposizioni applicative per l’erogazione dell’assistenza protesica-
Del. N° 172 del 08/06/2010.
La commissione valuta eventuali necessità di ricovero in strutture
adeguate tramite inserimento individuale o in Nucleo di Strutture
extraospedaliere. E’ prevista, a supporto delle famiglie, nella fase
intensiva e/o terminale della malattia, la possibilità di ricoveri di
sollievo in ambiente idoneo (Hospice). [nota: Linee guida per la
gestione degli accessi nei nuclei previsti dalla DGR 840/2008- Prot.
108/367 del 01/09/2010: documento aziendale che definisce le modalità
operative per l’accesso di pazienti affetti da Gravissima Disabilità
Acquisita nell’ambito degli specifici nuclei assistenziali.]
Al momento della definizione del piano personalizzato sono definiti
tempi e modalità di monitoraggio e verifica del progetto stesso, tenendo
conto della specifica situazione clinica del paziente e della sua
evoluzione.
Ogni necessità di variazione del piano assistenziale, sia in termini di
assistenza domiciliare che in termini di assistenza residenziale, deve
essere segnalata al case manager
individuato dalla commissione.
Quando il paziente necessita di assistenza a domicilio il MMG predispone
il progetto terapeutico- assistenziale a domicilio (attivazione
dell’Assistenza Domiciliare Integrata), in rete con gli specialisti
referenti per il territorio e con gli specialisti del Team SLA del
Bellaria.
Fase 6:Trattamento intensivo
Se in occasione della valutazione
periodica in regime ambulatoriale da parte del team SLA dell’Ospedale
Bellaria o in caso di emergenza il paziente presenta un deficit
respiratorio, è ricoverato c/o il reparto di Pneumologia dell’ospedale
Bellaria. Nel momento in cui si riscontra un iniziale deficit
respiratorio viene intrapresa la discussione sulle direttive anticipate
in accordo con il neurologo.
Analogamente, se il paziente presenta difficoltà nel deglutire è
ricoverato nel reparto di pneumologia del Bellaria per la
predisposizione di un adeguato supporto alla nutrizione (Entrale-PEG,
Parenterale).
Fase 7: Follow up ambulatoriale
Il paziente è rivalutato dal Team SLA
del Bellaria ogni due mesi. Qualora si ravvisi la necessità di apportare
modifiche al Piano assistenziale, sia in termini di assistenza
domiciliare (es: necessità di fornire il comunicatore, necessità di
modificare il programma riabilitativo etc) che residenziale (es:
necessità di ricovero in strutture protette), ne viene data
comunicazione al case manager territoriale che provvede ad attivare la
commissione DGR 2068 per la rivalutazione del caso e la rimodulazione
del piano stesso.
Fase 8: Gestione emergenze
Il percorso differenzia la gestione
delle emergenze legate ad una insufficienza respiratoria da quelle di
altra natura.
-
Quando il paziente a domicilio, o
c/o struttura residenziale protetta, presenta sintomi di
insufficienza respiratoria ha la possibilità di contattare in prima
istanza il MMG e poi il Team SLA del Bellaria per un consulto e, se
indicato, attiva il 118 per il trasporto al PS dell’ospedale
Maggiore. In PS vengono eseguite le procedure previste per le
emergenze respiratorie (NIV/IOT e aspirazione). Nel caso in cui il
paziente necessiti di ricovero è trasferito prima possibile al
reparto di Pneumologia previo accordo telefonico con il clinico di
guardia al fine di verificare la disponibilità di posti letto
dell’ospedale Bellaria.
-
Quando il paziente a domicilio, o
in struttura residenziale protetta, presenta sintomi che richiedono
assistenza in emergenza di altra natura contatta il proprio MMG che,
dopo una valutazione del caso, valuta la necessità di chiamare il
118. In tal caso il paziente è trasportato al PS dell‘Ospedale
Maggiore. Dopo la valutazione in PS, se il paziente necessita di
ricovero è inviato al reparto di Medicina (Zoni) dell’Ospedale
Bellaria previo accordo telefonico con il clinico di guardia al fine
di verificare la disponibilità di posti letto dove è assistito con
la costante collaborazione del Team SLA. Nel caso in cui non si
ravvisi immediatamente la necessità di ricovero in PS, in orari
diurni (8,00 -18,00) il paziente o il suo MMG contatta il Team SLA
del Bellaria per la presa in carico. In orari notturni il paziente
si rivolge al medico di Continuità Assistenziale (Guardia medica)
per la valutazione. Se necessita di ricovero in PS chiama il 118 per
il trasferimento al Maggiore e segue il percorso già descritto. Nel
caso in cui il paziente sia trasportabile dal care giver può essere
inviato al PS di competenza territoriale che, in caso di necessità
di ricovero, trasferisce il paziente nel reparto di medicina di
presidio dove è assistito con la costante collaborazione del Team
SLA del Bellaria.
Può succedere che in qualche caso il
paziente sia trasportato presso uno dei presidi territoriali e presenti
una insufficienza respiratoria. In tal caso saranno eseguite le
procedure del caso (NIV/IOT e Aspirazione) in loco. Anche in questo caso
se il paziente necessita di ricovero sarà trasportato previo accordo
telefonico con il clinico di guardia al fine di verificare la
disponibilità di posti letto prima possibile al reparto di Pneumologia
dell’Ospedale Bellaria.
Inizio pagina
Il diagramma di Flusso
Integrazione Ospedale territorio
Uno degli aspetti fondamentali alla
base della definizione del percorso SLA è stato quello di esplicitare in
maniera chiara e definita le relazioni tra i vari professionisti
coinvolti nella gestione del paziente al fine di garantire la più alta
integrazione possibile tra l’assistenza ospedaliera e quella assicurata
dalle strutture territoriali. Lo schema seguente mette in evidenza quali
siano le tre figure di riferimento per il paziente ( MMG, Referente
clinico ospedaliero Team SLA, Case manager nominato dalla commissione
2068/04) e quali siano le relazioni tra queste figure e gli altri
professionisti coinvolti nel percorso di cura.

Elementi organizzativi di
innovazione del percorso SLA
Il percorso descritto introduce
modifiche sull’organizzazione dei servizi finalizzate, da un lato, al
miglioramento dell’assistenza dei pazienti SLA nel territorio dell’AUSL
di Bologna, e, dall’altro, alla riduzione di quelli che, dall’analisi
del percorso attualmente in essere, sono emersi come elementi di
criticità. Tali interventi di innovazione sono sintetizzati nella
tabella seguente con l’indicazione delle azioni da porre in essere e
relativa stima dei tempi di attuazione.
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Intervento
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Azione
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Tempi
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responsabile
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1.
Centralizzazione della diagnosi c/o
la Neurologia del Bellaria
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Informazione
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2.
Partecipazione dei neurologi invianti alle attività del Team SLA
del Bellaria
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Informazione
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3.
Individuazione dei referenti specialisti per il territorio da
parte della commissione LGR 2068/04
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Informazione
Formazione
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4.
Centralità della Fisiatria del Bellaria anche per il territorio.
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Riorganizzazione risorse
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5.
Corretta applicazione dei regolamenti aziendali per l’accesso ai
presidi
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Informazione
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6.
Introduzione di una nuova scala di valutazione idonea per la SLA ai fini del
riconoscimento dell’assegno di cura
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( da valutare in ambito regionale)
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7.
Centralizzazione della gestione delle emergenze c/o il PS
dell’Ospedale Maggiore
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Informazione
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8.
Ricovero nel reparto di Medicina (Zoni) dell’ospedale Bellaria
di tutti i pazienti SLA “internistici”
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Informazione
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9.
Potenziamento del reparto di Pneumologia dell’ospedale Bellaria
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Riorganizzazione risorse
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Allegato 1:
Il Day Hospital-Day Service Neuroscienze nella gestione del paziente SLA
(DAY
HOSPITAL – DAY SERVICE - DIPARTIMENTO NEUROSCIENZE
Ospedale BELLARIA)
BACKGROUND
Il Day Hospital-Day Service fa parte del Dipartimento di Neuroscienze;
fra le varie attività del Servizio c'è la partecipazione al team
multidisciplinare della SLA che si è costituito nel settembre del 2000.
La SLA
è una patologia che coinvolge sia il paziente che la sua famiglia; per
favorire la gestione di questa patologia è nato il team
multidisciplinare composto dagli specialisti afferenti dalle diverse
discipline interessate dalla malattia. Il Day Service si inserisce in
questo percorso per quanto concerne la figura infermieristica che funge
da riferimento, anche organizzativo, per il paziente e la famiglia.
PROBLEMATICHE
La SLA
è una patologia complessa, che determina la progressiva perdita di
autosufficienza; per questo si rivela importante la presenza nel team
della figura infermieristica che valuta i bisogni del paziente e si
adopera per progettare un piano assistenziale che possa soddisfare tali
bisogni.
OBIETTIVI
L'obiettivo principale è divenire punto di riferimento per il paziente e
la famiglia, aiutando il paziente a soddisfare i suoi bisogni. Tutto ciò
si sviluppa nei seguenti punti:
- organizzare gli appuntamenti dei pazienti ad intervalli
regolari, decisi dai membri del team, al fine di avere un monitoraggio
costante e cadenzato nel tempo;
-
organizzare eventuali visite specialistiche nella stessa giornata delle
visite di team, in modo da evitare ulteriori faticosi spostamenti per il
paziente, spesso in difficoltà nel raggiungere l'ospedale sia per la
ridotta capacità di deambulazione, sia per problematiche relative
all'accompagnamento;
-
valutare i diversi bisogni del paziente, capire quali sono le sue
priorità e aiutarlo nel soddisfare tali bisogni.
STRUMENTI E TECNICHE/MODALITA' DI INTERVENTO
Il primo accesso al Servizio di Day Service avviene a un mese
dalla dimissione dall' U.O. di Neurologia nella quale è stata
fatta la diagnosi.
Ogni paziente viene valutato da tutti i membri del team al
giovedì mattina di tutte le settimane (ad eccezione dei giorni
festivi). Prima di tale incontro vengono eseguiti gli esami
ematici e strumentali necessari per le valutazioni degli
specialisti; tali esami sono stati programmati dal personale
infermieristico del DS. Alcuni pazienti che hanno difficoltà
negli spostamenti eseguono gli esami ematici al domicilio
attraverso l'ADI.
Ad ogni primo accesso al paziente viene fatta la consulenza
infermieristica dagli infermieri del Day Service, utilizzando
una scheda di documentazione clinico assistenziale dove si
valuta l'autonomia o il bisogno di assistenza di:
Nel corso dei successivi controlli viene nuovamente effettuata
la consulenza infermieristica, che fa sempre riferimento al
format sopracitato, e vengono rilevati i parametri vitali.
Una volta concluse le valutazioni del team viene deciso il
termine del controllo successivo.
L'infermiera del Day Service provvede sia alla
programmazione degli esami ematici e strumentali, sia
all'inserimento in agenda per il successivo controllo di team,
sia ad avvisare di tutto ciò il paziente o la famiglia o la
struttura di residenza del paziente.
MODALITA' DI ARCHIVIAZIONE DATI
All'interno del Servizio vi sono per ogni paziente le cartelle
di Day Service dove vengono raccolte:
-
tutte le documentazioni assistenziali comprensive delle
schede di valutazione dei diversi membri del team e
ulteriori eventuali consulenze aggiuntive;
-
gli esami ematici (sia quelli effettuati presso il DS, sia
quelli eseguiti a domicilio),
-
gli esami strumentali;
-
la scheda di rilevazione dei parametri vitali.
E' presente anche un elenco aggiornato di tutti i pazienti sia in
formato excel, sia cartaceo.
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Allegato 2:
L’APPROCCIO RIABILITATIVO NELLA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA
(U.O.C.
Medicina Riabilitativa - Dipartimento delle Neuroscienze - OSPEDALE
BELLARIA)
BACKGROUND
Per meglio illustrare il contesto in
cui si è sviluppata la nostra esperienza, è necessario evidenziare
alcune peculiarità della Sclerosi Laterale Amiotrofica:
-
Prognosi infausta
-
Evolutività variabile del
decorso, più spesso rapida
-
Rapida evolutività della
disabilità e del bisogno di cure ed assistenza
-
Forme cliniche diverse
all’esordio e nella progressione
-
Complessità della gestione
delle multiple intricate problematiche clinico-assistenziali
-
“Fragilità” della persona
affetta da SLA
Considerata l’attuale indisponibilità
di cure atte a rallentare o invertire il decorso ineluttabile della SLA,
lo smisurato impegno che ogni famiglia si trova a sostenere, in quasi
totale isolamento, lungo il decorso della malattia, e il disagio provato
dai nostri operatori di fronte a questo stato di cose, è nata la nostra
esigenza di rispondere al bisogno dell’utenza con una assistenza
qualificata, mobilitandoci per l’incremento delle nostre competenze
specifiche nell’ambito di ogni singola professione e soprattutto in
integrazione multidisciplinare.
Aree di intervento e monitoraggio
CARATTERISTICHE DELLA MENOMAZIONE NELLA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA
Apparato locomotore: Paralisi spastica o periferica:
ipostenia agli arti, tronco, collo, fino alla plegia completa, atrofia
muscolare progressiva, fascicolazioni, crampi, astenia generale,
affaticabilità patologica, ipertono spastico o ipotonia, contratture,
ipoestensibilità muscolo-capsulari fino a vere e proprie retrazioni con
deformità e posture coatte, rigidità articolari
Apparato respiratorio:ipostenia dei muscoli respiratori,
insufficienza respiratoria con dispnea, deficit del meccanismo della
tosse, rischio di aspirazione
Strutture adibite alla fonazione: ipostenia e ipotrofia
progressiva della muscolatura corrispondente, con disartria fino alla
incapacità di comunicare, spasmi della glottide, insufficienza del
meccanismo del raclage.
Strutture adibite alla deglutizione: ipostenia e ipotrofia
progressiva della muscolatura corrispondente, con disfagia, scialorrea,
ipoalimentazione fino alla disidratazione e alla denutrizione,
dimagrimento
Emotività coatta o incontinenza emozionale
Da notare i settori frequentemente privi di danno: Integrità dei
processi cognitivi ed emozionali, assenza di deficit sensitivi
Forme insolite: associate a sindrome extrapiramidale o a disturbi
psichici o a stati demenziali.
La collocazione dell’intervento riabilitativo è trasversale a
tutti questi settori di danno, che possono coesistere nello stesso
quadro clinico in fasi progressive della malattia, o essere del tutto
svincolati.
OBIETTIVI
Facendo riferimento al modello di gestione integrata
multiprofessionale e interdisciplinare, la componente
“riabilitativa” del team ha il compito di affiancare i colleghi
nella presa in carico complessiva del paziente, al fine di:
-identificare le problematiche generali della patologia e le sue
specifiche manifestazioni in quella particolare persona, in relazione
alla sua psiche ed al contesto ambientale e socio-familiare,
- elicitare le risorse ( fisiche, motivazionali…) ancora disponibili ai
vari livelli,
- proporre soluzioni e strategie che di volta in volta consentano di far
fronte al progredire della disabilità.
Tale approccio non mira ovviamente al “recupero” della funzione persa,
come comunemente si intende con il concetto di riabilitazione, ma al
mantenimento del miglior livello di autonomia il più a lungo
possibile, per perseguire in ogni stadio della malattia una
soddisfacente qualità della vita.
A questo scopo viene
costruito per ogni persona un progetto “riabilitativo”
individualizzato, che promuova un processo volto a raggiungere la
maggiore attività e partecipazione possibile (secondo l’ICF), progetto
che sia di guida per gli operatori, e che venga costantemente
aggiornato, per adeguarsi alle diverse fasi della malattia.
OBIETTIVI GENERALI DEL PROGETTO RIABILITATIVO
-mantenere il più a lungo possibile la forza muscolare
-mantenere il più a lungo possibile l’indipendenza (autonomia nelle ADL)
-mantenere la migliore qualità della vita possibile
Più in dettaglio:
Prevenzione e trattamento del danno secondario da ipomobilità e
immobilità
Prevenzione delle condotte evitanti che contribuiscono al disuso
Prevenzione delle posture scorrette e del dolore correlato
Contenimento della disabilità con strategie, compensi, ausili e ortesi
Informazione ai caregivers per la corretta assistenza
Reinserimento sociale, scolastico, lavorativo.
Contenimento dei sintomi con terapia farmacologia.
STRUMENTI E TECNICHE DEL PROGRAMMA RIABILITATIVO
- Cartella riabilitativa per la registrazione della prima valutazione e
dei controlli periodici
-Strumenti di valutazione, quantificazione e qualificazione:
1. Scala ALS-FRS (Amyotrophic Lateral Sclerosis - Functional
Rating Scale): è una misura di funzione globale, la principale
misura di outcome usata nei trias clinici, perché è validata, facile da
usare, minimizza i dropout, riduce i costi, correla con la
sopravvivenza.
2. Scala ALSSS (Amyotrophic Lateral Sclerosis Severity Scale):
questo protocollo permette di valutare tutti i sintomi del paziente in
modo qualitativo e quantitativo per quanto riguarda linguaggio,
deglutizione, mobilità degli arti inferiori, motilità degli arti
superiori.
- Riadattamento allo sforzo e addestramento alla gestione dello sforzo
- Esercizi sotto-massimali di rinforzo muscolare, non segmentari, ma
globali, inseriti in schemi motori funzionali
- Posture corrette, posture inibenti la spasticità
- Esercizi respiratori e in coordinazione respiratorio-motoria, uso di
tecniche disostruenti bronchiali e di riespansione polmonare, posture
drenanti, facilitazione alla espettorazione
- Mobilizzazione attiva, attiva assistita e passiva, stretching
muscolare, nel rispetto dell’affaticamento e non superando la soglia del
dolore
- Studio e addestramento all’uso di ausili e ortesi
- Addestramento ai familiari e ai caregivers, sia per l’assistenza che
per la mobilizzazione articolare pluriquotidiana ( nursing
riabilitativo)
RUOLO DEI MEMBRI RIABILITATIVI DEL TEAM
Fisiatra: è il medico specialista in medicina fisica e
riabilitazione
Costituisce il team-leader per gli operatori della riabilitazione.
Effettua la prima valutazione globale in prospettiva riabilitativa,
emettendo una diagnosi funzionale ed una prognosi riabilitativa.
E’ il responsabile del progetto riabilitativo.
Coordina i diversi interventi tecnici riabilitativi.
Applica la terapia farmacologica per il contenimento dei sintomi.
Fisioterapista: garantisce assistenza riabilitativa operando nel
team interprofessionale. Partecipa alla definizione in team del progetto
riabilitativo individuale. Effettua la valutazione funzionale.
Elabora, attua e verifica il programma riabilitativo applicando
specifiche Tecniche Neuromotorie. In particolare persegue i seguenti
obiettivi: prevenzione e gestione delle complicanze secondarie, recupero
delle autonomie possibili, valutazione e contenimento delle menomazioni
emergenti.
Esegue lo studio, la valutazione e l’addestramento per gli ausili per
l’assistenza e l’indipendenza.
Attua interventi di informazione e di addestramento ai familiari e ai
care-givers.
Fornisce counseling ai caregivers, ai
familiari, ai volontari, agli operatori sanitari.
Collabora nell’organizzare una ottimale domiciliazione.
Logopedista: si occupa della gestione dei sintomi disfagici e
delle alterazioni del linguaggio, entrambi notevolmente compromessi in
tale patologia, con l’obiettivo non del recupero della normofunzionalità
o dell’arresto della progressione sintomatologica, ma della
conservazione di determinate abilità e la prevenzione di ricadute
negative.
Procede alla valutazione analitica, che delinea profili differenziati in
rapporto al livello di gravità, delle diverse funzioni di pertinenza
logopedica: disartria, disfagia, abilità comunicative globalmente
intese.
Intervento logopedico sulla articolazione e sulla fonazione
Nella SLA una diminuzione della forza e della agilità della
muscolatura fono-articolatoria alterano la voce e l’articolazione della
parola; saranno indicati quindi, a seconda della necessità, esercizi
della:
Intervento logopedico sulla disfagia
In questi casi la terapia non ha una valenza rimediativa, bensì di
gestione globale del paziente, per garantire allo stesso, il più a lungo
possibile, una adeguata alimentazione per os, che sia:
-
sufficiente dal punto di
vista nutrizionale
-
efficace, senza rischi di
inalazione
-
accessibile per il
paziente, senza eccessivo affaticamento o sforzo.
Tutto ciò deve essere effettuato in
stretta collaborazione con il nutrizionista, fornendo una corretta
informazione ai parenti ed ai “caregivers” sui comportamenti facilitanti
la deglutizione, e sul corretto monitoraggio degli eventuali segni di
inalazione.
L’inevitabile evoluzione temporale della malattia può condurre alla
scelta della nutrizione enterale o parenterale, ma solo in stretta
collaborazione con il team, in particolar modo con i pneumologi.
Terapista occupazionale: aiuta la persona a recuperare
l’indipendenza nelle attività della vita quotidiana (ADL). Partecipa
all’elaborazione del progetto riabilitativo. Opera nella traduzione
funzionale della motricità acquisita, in particolare in riferimento
all’ambiente domiciliare e lavorativo.
Al momento l’Unità Operativa di Medicina Riabilitativa è sprovvista di
una tale figura specificamente formata, ma il fisioterapista in buona
parte ne svolge le funzioni.
GLOSSARIO
ICF: è il più recente sistema concepito dall’OMS per classificare
funzionamento, disabilità e salute, che focalizza l’impostazione sul
come le persone funzionano e di che cosa hanno bisogno per vivere al
meglio le loro potenzialità, piuttosto che sul cosa hanno perso e che
cosa non possono più fare.
BIBLIOGRAFIA
J. A. Rocha et Al. ;
“Diagnostic investigation and multidisciplinary
management in motor neuron disease”. J.Neurol (2005) 252:1435-1447
Dal Bello Haas V, Florence JM, Krivickas LS.; “Therapeutic exercise
for people with amyotrophic lateral sclerosis or motor neuron disease”.
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:CD005229. DOI:10.1002/14651858.CDoo5229
Mary E.Mc Crate.Brian K.Kaspar; “Physical activity and
neuroprotection in Amyotrophic Lateral Sclerosis”. Neuromol Med 2008
10:108-117
Carter GT, Massagli TL, Talavera F, Salcido R, Allen KL, Lorenzo CT;
“Rehabilitation Management of Neuromuscolar Disease”
October 11, 2006:
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lateral sclerosis/motor neuron disease.” Cochrane Database of
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Multidisciplinary Management” Phys Med Rehabil Clin N Am 19 (2008)
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Robert G. Miller, Fred Anderson, Benjamin Rix Brooks, Hiroshi Mitsumoto,
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C Kiekens, K Van Rie et al.
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neurological rehabilitation in Belgium” KCE reports 57 S
Belgian Health Care Knowledge Center 2007
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Allegato 3: L'APPROCCIO PNEUMOLOGICO (Dipartimento
Medico - U.O.C. Pneumologia Ospedale Bellaria)
BACKGROUND
La prognosi della SLA è a tutt’oggi una
prognosi infausta:la sua gravità è strettamente legata al coinvolgimento
dei muscoli respiratori ed al deterioramento della loro funzione. Spesso
le complicanze respiratorie rappresentano per questi Pazienti la causa
terminale quindi incidono sulla sopravvivenza, ma certamente esse
determinano un peggioramento della qualità di vita. Rapidià di
insorgenza e modalità di sviluppo sono tuttavia proteiformi, come lo è
la malattia, e ciò rende necessario un monitoraggio stretto ed una
diagnosi precoce. Fondamentale quindi essere attenti e pronti e
soprattutto preparare i Pazienti ed i familiari alla possibilità di
poter intraprendere la ventilazione meccanica (VM). E’ evidenza infatti
che la ventilazione meccanica non invasiva migliori la qualità di vita e
prolunghi la sopravvivenza. Altrettanto importante, a questo punto,
raccogliere le Direttive Anticipate.
Alla luce di quanto brevemente detto
gli obiettivi dello Pneumologo nella cura della SLA sono:
-
monitoraggio della funzione
respiratoria (riduzione della forza dei m.inspiratori-->
ipoventilazione ):inizio ventilazione meccanica non invasiva
(NIV)
-
prevenzione e cura delle
infezioni delle basse vie respiratorie (riduzione della
forza dei m.espiratori-->tosse inefficace --> ridotta
clearance delle secrezioni-->infezione)
Monitoraggio della funzione
respiratoria:
-
raccolta di segni e sintomi
-
prove di funzionalità
respiratoria ( FVC, MIP,MEP,CPF )
-
Pulsossimetria notturna
-
EGAA
-
Poligrafia
cardiorespiratoria
Controllo delle secrezioni e
prevenzione delle infezioni:
Modalità di intervento:
-
ogni Paziente con diagnosi
già formulata di SLA viene valutato, insieme al team, c/o il
DH Neuroscenze ogni 2-3 mesi (giovedì mattina di tutte le
settimane eccetto i festivi) o anche prima se necessario
(gli esami funzionali e le visite sono programmati dal
personale infermieristico dal DH Neuroscenze).
-
Se presente deficit della
funzione respiratoria (dispnea, segni di fatica dei m.
respiratori, uso dei m.accessori, disturbi durante il sonno,
calo di SaO2, calo di FVC/CPF) viene eseguita una pulsossimetria notturna generalmente al domicilio del
Paziente. Se si rileva una desaturazione in O2 inferiore al
90% per almeno il 5% del tempo di registrazione totale viene
proposta al Paziente la ventilazione meccanica non invasiva
(NIV).
-
L’ adattamento alla NIV
avviene con un ricovero di 2-3 gg in media presso la nostra
UOC. Qualora il Paziente si adatti al ventilatore meccanico
viene fatta la prescrizione. Recentemente l’orientamento è
quello di prescrivere ventilatori “ibridi” ossia dei
presso-volumetrici dotati di allarmi e batteria interna.
-
Follow-up del Paziente in
NIV: controllo clinico ogni 2-3 mesi presso DH-Neuroscenze
con rilevazione saturazione O2 e/o EGAA; se necessario
Saturimetria notturna domicilio.
-
Generalmente in questo
momento, quando c’è il riscontro di un iniziale deficit
della funzione respiratoria, viene intrapresa con il
Paziente ed i familiari la discussione delle Direttive
Anticipate. Questo avviene naturalmente assieme ed in
accordo con il Neurologo.
-
Qualora il Paziente non si
adatti alla NIV, ed abbia firmato le Direttive Anticipate
per la non intubazione, viene inviato al domicilio, se
necessario con l’indicazione delle Cure Palliative.
-
Le Cure Palliative vengono
altresì richieste anche al Paziente in NIV in fase di
decadimento della funzione respiratoria, sia in corso di
degenza che al domicilio.
-
Qualora le condizioni
respiratorie del Paziente peggiorino, sia egli in NIV o no,
e vi è l’indicazione espressa con le Direttive Anticipate in
tal senso, viene ricoverato in UTSIR per il confezionamento
della tracheostomia. Monitorando costantemente i Pazienti si
fa che questo avvenga in elezione e non in emergenza.
Dall’intervento chirurgico all’invio al domicilio occorrono
alcune settimane (da tre a sei in media) per: stabilizzare
il Paziente ed adattarlo al VM, confezionare eventualmente
la PEG, preparare i caregiver, prescrivere i presidi,
avviare i rapporti con il territorio e le ditte fornitrici.
-
Follow-up del Paziente SLA
in TIV (ventilazione in tracheotomia):ricovero breve in
UTSIR di 2-3 gg in media, ogni 3-4 mesi circa per il cambio
cannula e controlli clinico/strumentali.
-
Quando insorgono deficit
della deglutizione e dal team emerge l’indicazione al
posizionamento della PEG il Paziente, consenziente, viene
ricoverato presso la nostra UOC. Il tempo medio di degenza è
in questo caso di circa una settimana ed è necessario per:
preparazione all’intervento, stabilizzazione della PEG,
inizio NE e prescrizione dei presidi.
Criticità e problematiche
-
controllo degli eventi
acuti sul territorio
-
accesso in urgenza in
ospedale
-
offerta e accesso alla
struttura specialistica pneumologica : mancanza di posti
letto dedicati alla SLA, per NIV, TIV, PEG, cough assistance
-
carenza di personale
infermieristico/sanitario presso la UOC Pneumologica del
Bellaria alla luce dell’elevato carico assistenziale
richiesto dal Paziente affetto da SLA
Archiviazione dati
-
Elenco completo
dei Pazienti presso DH Neuroscenze
-
Al momento
disponibile solo un File exel aggiornato con i Pazienti in
NIV, TIV, PEG
Bibliografia
-
Lancet Neurol 2007:
Critical Care of patients with amyotrofic lateral sclerosis
-
J Neurol Neurosurg
Psychiatry 2003:The management of motor neurone disease
-
European Journal of
Neurology 2005: EFNS task force on management of amyotrofic
lateral sclerosis: guidelines for diagnosis and clinical
care of patients and relatives
-
Eur Respir J 2007: ERS task
force: End of life decision-making in respiratory
intermediate care units: a European survey
-
Lancet Neurol 2006: Effects
of non invasive ventilation on survival and quality of life
in patients with amyotrofic lateral sclerosis: a randomised
controlled trial
-
Chest 2005 : Survival in
amyotrofic lateral sclerosis with home mechanical
ventilation
-
Chest 2002: Amyotrofic
lateral sclerosis. Prolongation of life iby Noninvasive
Respiratory Aids
-
Thorax 2005: Randomised
controlled trial of non-invasive ventilation (NIV) for
nocturnal hypoventilation in neuromuscular and chest wall
disease patients with daytime normocapnia
-
Eur Respir J 2002:
Noninvasive ventilation for chest wal and neuromuscular
disorders
-
Neurology 1999: Practice
parameter: the care of the patiet with amyotrofic lateral
sclerosis (an evidence-based review)
-
Neurology 2009: Practice
parameter: the care of the patiet with amyotrofic lateral
sclerosis. Drugs, nutritional and respiratory therapies ( an
evidence-based review)
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Allegato 4
DIETOLOGIA E NUTRIZIONE CLINICA
(UOC di Dietologia e Nutrizione Clinica - Dipartimento
Igienico-Organizzativo OSPEDALE BELLARIA)
BACKGROUND
La nostra U.O.C. opera
nell’ambito di una équipe multidisciplinare, costituitasi nel
Settembre 2000 presso l’ O. Bellaria, che annovera neurologo,
fisiatra, pneumologo, dietologo, gastroenterologo endoscopista,
psichiatra, dietista, infermiere professionale.
La struttura di
riferimento è il DS di neurologia.
I pazienti presi in
carico dal 2000 ad oggi sono 170.
PROBLEMATICHE
La SLA frequentemente
si accompagna a malnutrizione con ripercussioni negative sulla
prognosi e sulla sopravvivenza. Le cause di malnutrizione sono
molteplici e coinvolgono:
-
i disturbi della
motilità labio-glosso-faringo-esofagea che portano,
precocemente nella forma bulbare e più tardivamente nelle
altre forme, a disfagia ingravescente, con rischio di
aspirazione/inalazione del cibo nelle vie respiratorie ed
eventuale soffocamento. Tali difficoltà coinvolgono
inizialmente i cibi liquidi, quelli a doppia consistenza e i
cibi friabili, indi si estende a anche ai cibi cremosi ed
omogenei.
-
il deficit di
forza degli arti superiori, con difficoltà ad alimentarsi
autonomamente
-
il prolungamento
dei pasti che portano il paziente spesso a non finire gli
stessi
-
lo stato
ipermetabolico del soggetto. Il pz. affetto da SLA è un
soggetto molto complesso dal punto di vista nutrizionale:
infatti da un lato presenta un progressivo calo della massa
magra (FFM) e della motilità, ma contestualmente i suoi
fabbisogni basali reali (REE) sono aumentati rispetto a
quelli calcolati.
-
la stipsi che
frequentemente si presenta in questi pazienti e che
compromette l’appetito,
-
la scialorrea
imponente
-
lo stato
psicologico che spesso porta ad anoressia secondaria.
OBIETTIVI
Nonostante non si
conoscano i meccanismi in grado di arrestare il corso della SLA
è stato dimostrato che con un intervento nutrizionale
appropriato si può ottenere un significativo prolungamento della
vita e miglioramento della qualità di vita del pz. e dei
care-givers.
Il ruolo dell’U.O. di
Dietologia e Nutrizione clinica è quello di garantire un
adeguato supporto nutrizionale dalla fase iniziale in cui si
manifestano segni di difficoltà alla deglutizione alla eventuale
fase di incapacità totale alla deglutizione.
L’ intervento dietoterapeutico
deve avere due obiettivi:
-
mantenere un
adeguato stato nutrizionale, garantendo il soddisfacimento
del fabbisogno di energia, nutrienti e liquidi
-
garantire
sicurezza durante l’alimentazione per evitare ab-ingestis.
STRUMENTI E
TECNICHE
I Pz. vengono
segnalati alla nostra U.O. nel momento in cui vengono presi in
carico dalla U.O. di Neurologia indipendentemente dal fatto che
abbiano o meno problemi di alimentazione o di deglutizione.
Questo consente un intervento preventivo o comunque molto
precoce per evitare l’instaurarsi di malnutrizione.
Gli incontri vengono
svolti contemporaneamente dalla dietista e dal medico dietologo.
Per inquadrare il
paziente dal punto di vista nutrizionale e per definire il tipo
e l’entità degli interventi da proporre ci si avvale dei
seguenti strumenti:
-
scheda di
valutazione nutrizionale
· recall medio 24
ore per anamnesi alimentare
raccolta di
informazioni relative a quanto e cosa mangia il soggetto, in
quanto tempo, con quali difficoltà, presenza di disfagia (questo
dato viene raccolto in collaborazione con fisiatra e logopedista
che riferiscono sull’entità del problema). Nel corso di ogni
visita la dietista calcola l’intake calorico-proteico.
·
parametri antropometrici
Peso anche su bascula
per pazienti in carrozzina, altezza, IMC, differenza di peso
rispetto al periodo pre-malattia e tra un controllo e l’altro.
· esami ematici
generali
emocromo, VES,
glicemia, azotemia, creatininemia, uricemia, transaminasi,
gGT, fosfatasi
alcalina, protidemia totale, sideremia, ferritina, elettroliti
sierici
· esami
nutrizionali
albumina, prealbumina,
RBP, transferrina
-
visita
dietologica
valutazione clinica
del soggetto al momento della presa in carico ed in itinere,
definizione di eventuali patologie concomitanti e delle loro
ripercussioni su alimentazione e stato nutrizionale, controllo
degli esami ematici generali e nutrizionali
Ogni uno,due o tre
mesi a seconda della gravità del quadro clinico vengono
effettuati i controlli per rivalutare lo stato nutrizionale, la
compliance alla dieta e l’eventuale necessità di posizionamento
PEG con conseguente avvio di nutrizione enterale domiciliare.
SUPPORTO
NUTRIZIONALE
Il supporto
nutrizionale varia in relazione a quanto emerso dai dati
raccolti ed alle specifiche necessità del paziente
può essere proposto
anche l’uso di integratori alimentari liquidi o cremosi.
-
disfagia:
in relazione al grado di disfagia si consiglia dieta
semisolida o cremosa. La dieta cremosa include anche
l’aggiunta se necessario di sostanze addensanti, diluenti e
lubrificanti per ottenere la giusta consistenza e facilitare
la conduzione del bolo. L’apporto idrico deve essere
soddisfatto integrando le bevande con polveri addensanti o
assumendo acqua gelificata messi a disposizione
dall’industria farmaceutica.
-
PEG:
Se, nonostante tali procedure, l’apporto calorico e proteico
è ancora insufficiente, il paziente continua a perdere peso
(più del 10% del peso rispetto il peso corporeo abituale
negli ultimi 6 mesi ), compaiono segni di disidratazione e
l’ingestione del cibo per via orale diviene pericoloso per
il frequente rischio di soffocamento, si opta per la
nutrizione artificiale enterale mediante gastrostomia
percutanea posizionata in endoscopia (PEG). La nutrizione
enterale si avvale della scelta di miscele ipercaloriche
iperproteiche con la tendenza a preferire miscele specifiche
ipercaloriche, iperlipidiche, ridotte in carboidrati,
arricchite in antiossidanti e fibre.
-
NPT:
viene presa in considerazione solo quando vi sia stata
controindicazione al posizionamento di una PEG o avversione
psicologica, da parte del paziente, a posizionare un accesso
per nutrizione enterale.
N.B. Tutti gli
integratori/addensanti sono erogati gratuitamente (come da
circolare regionale N.4 del 6-4-2004 e relativa procedura
operativa aziendale) mediante prescrizione del piano
nutrizionale personalizzato effettuabile esclusivamente dal
dietologo/dietista.
MODALITA’
ARCHIVIAZIONE DATI
Dal 2000 ad oggi i
dati riferiti a pz. sla vengono registrati dalle dietiste in
apposito archivio informatico su formato excell. Per ogni pz.
vengono registrati peso iniziale, peso attuale, BMI, esami
ematici (Hb, linfociti, albumina, prealbumina, RBP, proteine
totali, ferritina) rilevati ad ogni controllo.
RIFERIMENTI
LEGISLATIVI
Circolare regionale
team nutrizionale in cui si fa cenno erogazione diretta
integratori dell’aprile 2004;
BIBLIOGRAFIA
Nostro poster ESPEN
2009; oppure ricerca bibliografica
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Allegato 5 L’APPROCCIO PSICOLOGICO
Background
La S.L.A., in quanto malattia a
prognosi infausta, rappresenta un momento critico sia per il
paziente sia per la famiglia. Il paziente si trova a dover
affrontare un compito evolutivo tra i più difficili e il modo
che utilizzerà per farvi fronte sarà strettamente connesso alle
esperienze vissute in precedenza e ai relativi apprendimenti. “Tali
meccanismi sono quindi spiegabili solo attraverso una logica
individuale, che consideri l’esperienza dell’interazione con
l’ambiente come un evento soggettivo riconducibile a quella
persona con la propria visione del mondo e di se stesso”
(Nagera 1970). La persona malata adotterà diversi meccanismi di
difesa, più o meno primitivi, allo scopo di affrontare, nel
miglior modo possibile per sé, la malattia. Dall’altra parte, il
familiare si trova a dover gestire una iniziale
disorganizzazione del sistema-famiglia e a dover trovare una
soluzione quanto più funzionale ed adeguata sia nei riguardi del
malato sia della famiglia nel suo insieme.
Problematiche nella
propria specialità
Dalle esperienze
precedenti e dalle osservazioni attuali riteniamo che lo
psicologo debba essere parte del team e debba, quindi, essere
presente in day hospital piuttosto che agire in maniera
“distaccata” in un altro contesto ed essere coinvolto dal team
solo al bisogno.
Durante la fase osservativa è
emersa, nella quasi totalità dei casi, una certa chiusura dei
pazienti nei confronti dello psicologo forse determinata, da una
parte, dall’immagine che ogni paziente ha dello psicologo come
professionista (“quello che ti sdraia sul lettino e che ti fa
dire delle cose tue del passato”) e dall’altra come una
difficoltà a comprendere lo scopo del colloquio psicologico.
Inoltre, soprattutto nelle prime fasi e nei pazienti più
giovani, abbiamo potuto notare meccanismi di difesa piuttosto
rigidi (es. razionalizzazione) probabilmente funzionali al
compito che si trovano a dover gestire in questa fase della
malattia e che rappresentano, d’altra parte, la loro forza per
poter resistere alla situazione contingente. Per questo motivo è
necessario, da parte dello psicologo specialmente, utilizzare
particolare cautela nell’indagare le diverse aree individuate
grazie alla fase osservativa. “Per questi malati vale
assolutamente il principio per il quale le difese vanno
rispettate, almeno fino a quando questi non siano pronti a
rinunciarvi spontaneamente. Se questo non viene compreso, si
rischia di perdere di vista i bisogni del malato.” (Rossi,
2004)
Rispetto al paziente, il
familiare ha reagito meglio di fronte all’inserimento della
figura dello psicologo. Molto spesso la sola presentazione è
bastata per dare il via all’espressione della difficoltà del
prendersi cura del familiare malato. E’ importante includere il
familiare come soggetto di cui prendersi cura poiché “le
reazioni dei membri familiari ricoprono un ruolo di primo piano
nel facilitare od ostacolare il processo di adattamento del
paziente” (Spiegelberger et al., 1983).
Obiettivi
-
Contribuire a far
sì che il team riesca, nel miglior modo possibile, a
prendersi
carico del malato e della famiglia,
attraverso incontri individuali volti all’approfondimento di
alcune aree particolarmente vulnerabili e potenzialmente
descrivibili come indicatori di qualità dio vita per il
malato e la famiglia (es. supporto sociale, umore, ritmo
sonno-veglia…);
-
Individuare, per
malati e familiari,
spazi di azione
partendo dai bisogni emersi nel corso dei colloqui e dalle
informazioni ricevute dal team: percorsi individuali
maggiormente strutturati; tecniche di rilassamento; gruppi
di supporto ecc…;
-
Favorire una
migliore
compliance,
ovvero una maggiore aderenza ai consigli e alle prescrizioni
mediche, in termini di terapie farmacologiche, utilizzo di
ausili…;
-
Favorire una
migliore
qualità di vita
al paziente e al
familiare grazie ad una presa in carico e ad azioni quanto
più individualizzate;
-
Collaborare col
team nella
comunicazione della diagnosi e delle direttive anticipate
non solo per dare un eventuale supporto “immediato” al
paziente e al familiare, ma anche per aiutare il team nella
comprensione di ciò che la persona è in grado, in quel
momento, di sentirsi dire.
Strumenti e
tecniche/modalità di intervento
Sulla base delle osservazioni
fatte, sembra opportuno definire un percorso strutturato ma
al contempo flessibile che tenga conto del contesto
ospedaliero e dell’eterogeneità dei bisogni di familiari e
pazienti.
Per facilitare la raccolta di
informazioni e per far sì che lo psicologo non venga vissuto
come una figura “intrusiva” e “indefinita”, si è pensato di
utilizzare un’intervista semistrutturata che vada a
mettere in luce alcune informazioni da cui non è possibile
prescindere per una buona presa in carico (es. Informazioni
autobiografiche ed anamnestiche; personalità) e che vada ad
indagare diverse variabili ritenute, in seguito alle
osservazioni, quelle più vulnerabili a causa della malattia (es.
tono dell’umore; relazioni e dinamiche familiari; qualità di
vita e benessere psicologico; qualità del sonno; stile di coping).
Per quanto riguarda il paziente si propone un colloquio
individuale nel momento del suo inserimento in day hospital (assessment
iniziale) e successivamente la partecipazione dello psicologo
alla sua visita neurologica di controllo poiché ritenuto questo,
il contesto più adatto per poter approfondire le variabili sopra
indicate e i loro cambiamenti. Per quanto riguarda il familiare,
invece, verranno fatti colloqui individuali in day-hospital per
monitorare l’evoluzione della malattia ed eventuali
problematiche insorte.
Modalità di archiviazione
dati
Si potrebbe pensare, se
possibile, l’inserimento in cartella di uno schema/griglia
relativa sia al familiare sia al paziente in modo tale che tutto
il team abbia a disposizione alcune informazioni utili.
Criticità
Sarebbe necessario passare da
un concetto di “visita ambulatoriale” a quella di “presa in
carico” condivisa tra i diversi professionisti: ora sembra che
ogni professionista agisca individualmente. Come fare perché ci
sia un maggior collegamento tra i diversi professionisti?
-
Dare una maggiore
strutturazione alla presa in carico attraverso,
innanzitutto, un setting più strutturato e meno
“improvvisato”: orari (perché dare a tutti gli stessi orari
di visita e non darglieli scaglionati in modo da far passare
meno tempo in attesa ai pazienti?) e spazi per le visite;
-
Individuare un referente
(case management) o tutor al quale assegnare un certo numero
di pazienti allo scopo di distribuire maggiormente la
responsabilità all’interno del team e favorire, così, una
presa in carico condivisa;
-
Supervisione del team da
parte di uno psicologo esterno attraverso l’organizzazione
di incontri finalizzati all’analisi della fatica di lavorare
con questi pazienti e con questi familiari (contenuti
esperienziali) e al fornire informazioni circa i processi
psicologici caratteristici delle professioni d’aiuto
(contenuti informativi);
-
Incontro mensile del team
con i seguenti obiettivi fondamentali: condivisione di
informazione sui casi e discussione di questioni
organizzative.
Il territorio: possibili
collaborazioni e sviluppi
Durante i colloqui può emergere
la necessità, in particolare in riferimento al familiare, di un
percorso di tipo psicoterapeutico.
Sulla base dell’analisi dei
bisogni emersi potranno essere attivate collaborazioni con
associazioni di volontariato del territorio e potranno essere
sviluppati progetti ad hoc.
Progetti per il futuro
Strutturazione di un
questionario volto ad indagare ed individuare i bisogni di
familiari e pazienti nelle diverse fasi della malattia.
Destinatari di tale indagine saranno i familiari dei pazienti
attualmente seguiti dal centro “Il Bene”, ma anche familiari di
pazienti deceduti e precedentemente seguiti dal centro.
Per i familiari, ed
eventualmente anche per i pazienti che mostrino tale bisogno,
potrebbe essere utile attivare un ciclo di incontri in cui, in
una prima fase, si possano dare contenuti informativi e, in una
seconda fase, creare un gruppo di supporto.
I fase
Ciclo di incontri tenuti dagli
specialisti del team nei quali vengano date tutte le
informazioni relative ai cambiamenti che la malattia comporta e
alle modalità che team, familiari e malato hanno per rallentarne
il più possibile il decorso. (Neurologo, pneumologo, fisiatra e
fisioterapista, dietologo e dietista, logopedista, psicologo,
psichiatra, infermiere, assistente sociale, associazione e
ausilioteca).
(psicologo sempre presente: una
sorta di tutor e un modo per garantire la continuità e una
maggior adesione al gruppo di supporto coincidente alla II fase)
II fase
Gruppo di supporto condotto
dallo psicologo in cui l’obiettivo principale è di offrire uno
spazio in cui poter confrontarsi, esprimere contenuti ed
emozioni e, quindi, di creare una rete di sostegno che faccia
sentire i familiari meno soli.
Date le difficoltà di
spostamento dovute alle complicanze fisiche proprie della
malattia, si può pensare ad un intervento psicologico a
domicilio nei casi in cui il malato e il familiare lo
ritenessero opportuno.
Riferimenti
bibliografici
-
Buckman R.,
“La
comunicazione della diagnosi: in caso di malattie gravi”.
Raffaello Cortina ed., 2003
-
Rossi N.,
“Psicologia
clinica per le professioni sanitarie”.
Bologna, Il Mulino
– Manuali, 2004
-
Calvo V.,
“Il colloquio
di counseling. Tecniche di intervento nella relazione di
aiuto”.
Bologna, Il Mulino
– Aspetti della Psicologia, 2007
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