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L’immobilità può essere causa di retrazioni muscolo-tendinee, limitazioni o rigidità articolari che a lungo andare possono evolvere in forme dolorose. Dedicare un po’ di tempo ad un programma quotidiano di mobilizzazione attiva, attiva-assistita o passiva, abbinato al mantenimento di posizioni corrette a letto, seduti, in piedi può ovviare a questi inconvenienti.

Ogni programma chinesiterapico deve tener conto di due regole fondamentali:

  • non superare la soglia dell’affaticamento;
  • non superare la soglia del dolore.

Se insorge la fatica, segnalata da:

  • crampi;
  • aumento delle fascicolazioni;
  • respirazione affannosa e difficoltosa;
  • sensazione di pesantezza alle gambe e alle braccia;

L’attività deve essere interrotta e se, dopo un riposo di circa 20 minuti, non vi è ritorno allo stato fisico iniziale, bisogna pensare di aver intrapreso un’attività troppo intensa. Anche nuotare, andare in bicicletta o passeggiare, se fatti con moderazione e seguendo le due regole sopra enunciate, non trovano controindicazioni.

Il paziente affetto da SLA deve essere assistito e consigliato dal fisiatra e dal fisioterapista, nell’ottica di conservare nel tempo elasticità muscolare, maggiore autonomia e una soddisfacente qualità della vita.

La valutazione del fisiatra in linea di massima, può determinare i seguenti interventi:

  1. prescrizione di ausili o di ortesi per migliorare la mobilità;
  2. intervento riabilitativo ambulatoriale o domiciliare.

La riabilitazione ambulatoriale viene eseguita dai Servizi di Riabilitazione di zona (rivolgersi alla propria ASL).

La fisioterapia può essere:

  • Attiva: mobilizzazione eseguita e gestita autonomamente dal paziente.
  • Passiva: mobilizzazione eseguita con l’aiuto di chi assiste il paziente.

Esercizi passivi

Si eseguono col paziente disteso. Devono essere eseguiti quotidianamente, ripetendo per ciascun esercizio (5/10 volte), vanno praticati lentamente, mantenendo la posizione di massima escursione articolare per qualche secondo.

È consigliabile, una volta raggiunto il massimo grado articolare, esercitare una lieve pressione, senza mai provocare dolore, per aumentare lo stiramento dei muscoli e dei legamenti interessati all’esercizio.

Qualora il paziente, pur non essendo in grado di eseguire gli esercizi da solo, ha però mantenuto la possibilità di muovere le articolazioni per alcuni gradi, chi lo assiste dovrà muovere gli arti del paziente secondo le modalità degli esercizi riportati a seguito, ricercando la collaborazione del paziente.

Se il paziente è in grado di contrarre i muscoli della spalla ma questi sono troppo deboli per alzare il braccio dal piano del letto, la persona che lo assiste inizierà il movimento, poi lascerà che sia il paziente a proseguire

Esercizi

Il capo e tronco

La spalla

Il gomito

Il polso e la mano

Arti inferiori

Respirazione

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