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La deglutizione

Per deglutizione si intende il trasferimento di cibo e liquidi dalla bocca all’esofago e allo stomaco.

La sequenza motoria della deglutizione comprende tre stadi:

  • volontario;
  • faringeo;
  • esofageo.

L’inizio volontario (1° stadio), poco noto, è controllato da strutture cerebrali e non è indispensabile per la deglutizione, potendosi questa attuare in via riflessa negli stadi faringeo (2° stadio) ed esofageo (3° stadio) per un Centro Riflesso della Deglutizione (un meccanismo riflesso controllato da strutture nervose poste nel tronco cerebrale situate al di sopra dei centri respiratori). La deglutizione è dunque in stretta connessione con la respirazione, cosicché durante la deglutizione si verifica un’apnea seguita da una espirazione per evitare l’aspirazione di cibo nelle vie aeree (fig. 1).

La disfagia

Il termine disfagia indica la difficoltà a deglutire. In corso di SLA la deglutizione può essere compromessa sia dalla debolezza muscolare sia da alterazioni dei meccanismi riflessi: si parla in questo caso di paralisi bulbare o pseudobulbare. Se si notano segni o sintomi come tosse o sensazione di soffocamento durante i pasti bisogna chiamare subito il proprio medico per valutare l’opportunità di effettuare una videofluoroscopia.Questo esame consiste in una radiografia dell’esofago con pasto baritato (si tratta cioè di ingerire una sostanza a base di bario che funge da mezzo di contrasto) e può individuare con precisione la fase alterata della deglutizione. Ciò consente di fornire le indicazioni più corrette per una deglutizione sicura.

Quando la capacità di deglutire è compromessa si deve porre molta attenzione, perché alcuni tipi di cibi o bevande diventano più difficili da deglutire e la dieta deve essere modificata. Alcuni farmaci possono essere utili per migliorare questi disturbi. Alcuni (ad esempio la prostigmina) agiscono sulla debolezza dei muscoli coinvolti nella deglutizione; altri (ad esempio il baclofen) attenuano la spasticità di questi muscoli. Sarà il proprio neurologo a stabilire quali farmaci sono indicati per la specifica situazione personale.

L’alimentazione orale nel paziente con disfagia

La gestione dietetica del paziente con disfagia deve avere due obiettivi:

  • mantenere un adeguato stato nutrizionale;
  • garantire sicurezza durante l’alimentazione.

Lo stato nutrizionale adeguato

Il peso corporeo

Il peso è un rilevante fattore indicativo del proprio stato nutrizionale o di quanto adeguata sia la propria alimentazione. La cosa migliore è abituarsi a prendere nota di tutte le proprie variazioni di peso e a confrontarle con il proprio peso medio da adulto, prima della malattia (non con il peso standardizzato di un adulto): è infatti più importante mantenere il proprio peso regolare piuttosto che prendere in considerazione un peso corporeo ideale. Nuovi studi suggeriscono che un peso basso, ridotto, è comunque adeguato per una persona con SLA perché è spesso dovuto ad una diminuzione della massa muscolare (atrofia). Il pensiero di dover mantenere il proprio peso spesso sviluppa inoltre un eccessivo stress nel paziente stesso, nella famiglia e in chi si prende cura del malato. Focalizzare eccessivamente l’attenzione su queste questioni, sul peso, può aggiungere un inutile e ulteriore fardello.

Se però il peso diminuisce di molto, evidenziando un’alimentazione inadeguata, può condurre a un ridotto livello di energia e ad una debolezza dello stato respiratorio. Se si nota questo calo di peso, il proprio dietologo potrà essere d’aiuto nel trovare diversi modi per l’introito di proteine e calorie necessario alle proprie esigenze. In alcuni casi la somministrazione di farmaci anabolizzanti può attenuare il calo ponderale o migliorare l’appetito. Per incrementare l’apporto calorico può essere sufficiente aggiungere, nella preparazione dei cibi, alcuni condimenti (ad esempio: burro, panna, salse…) che forniscano maggiore energia senza variare la quantità di cibo da introdurre. Attenzione però a non abusarne. In commercio esistono poi integratori alimentari, in varie forme (bevande, budini, polveri) e con un alto contenuto calorico, proteico e vitaminico, da assumere durante la giornata.

L’apporto idrico

In alcuni casi è possibile accusare un’eccessiva secchezza in bocca. Per riuscire ad ovviare a questo disturbo, si dovrà innanzitutto verificare se esso non sia legato a disidratazione o all’assunzione di farmaci. Introdurre pochi liquidi rispetto alle necessità del corpo può farci disidratare e, in alcuni casi gravi, tale situazione può portare all’ospedalizzazione. La disidratazione può inoltre contribuire alla costipazione, all’aumento di secrezioni e a uno stato di malessere generale. Questa situazione può essere riconosciuta osservando le proprie urine – prestando attenzione alle seguenti possibilità: se sono di colore giallo scuro, se emanano un forte odore, se si urina poco frequentemente e in piccole quantità –, oppure rilevando se la bocca è costantemente secca e asciutta.

Le bevande più difficili da deglutire (l’acqua, il caffè, il tè) si possono sostituire con altre (succhi di frutta, zuppe, frappé) che abbiano una maggiore consistenza. La consistenza dei liquidi può essere aumentata anche con l’aggiunta di addensanti. Sono prodotti (si trovano in commercio sotto forma di polvere) che non alterano il sapore e il colore del liquido cui sono aggiunti. Sono inoltre facilmente reperibili prodotti alimentari (farine lattee, creme di riso o multicereali) che possono essere utilizzati per la preparazione di minestre. Va ricordato poi che frutta e verdura sono ricche di acqua. L’utilizzo di acqua molto fredda o ghiaccio con succo di limone può diminuire la sensazione di secchezza delle fauci. Anche l’aerosol con soluzione fisiologica può attenuare il disturbo.

L’apporto di fibre alimentari

L’apporto di fibre aiuta a mantenere una normale funzione intestinale prevenendo la stitichezza.

La costipazione, in corso di SLA, può essere causata da diversi fattori: debolezza muscolare, immobilità, variazioni della dieta, apporto insufficiente di liquidi.

Per far fronte a tale problema è opportuno aumentare l’apporto di fibre, mangiando più frutta e verdura, e cercando di introdurre più liquidi.

Si suggerisce, inoltre, di consultare il proprio medico per valutare se i farmaci assunti possano influire sul problema della stitichezza e per un’eventuale prescrizione di farmaci che aiutino la peristalsi intestinale.

Nei casi più difficili, si può aiutare l’evacuazione con microclismi (piccoli clisteri) una o due volte la settimana o con un’eventuale rimozione manuale di fecalomi presenti nell’ampolla rettale.

La sicurezza durante l’alimentazione

La cura della bocca e dei denti

Va sempre mantenuta un’accurata pulizia del cavo orale evitando ristagni di cibo, muco o saliva che potrebbero compromettere la deglutizione e favorire l’insorgenza di infezioni.

Se si è in grado di farlo, è bene effettuare sciacqui giornalieri con acqua e bicarbonato oppure con colluttorio. Se non si è in grado di effettuare gli sciacqui, il cavo orale e i denti devono essere puliti con una garza imbevuta di soluzione.

Va presa in considerazione anche la possibilità di adeguare l’eventuale protesi dentaria all’attuale situazione della gengiva per diminuire le difficoltà di masticazione.

La cura dell’inappetenza

È difficile accettare cambiamenti così drastici nel proprio stile di vita e quindi anche nell’alimentazione. Questa difficoltà può indurre a un rifiuto del cibo per due motivi: la presentazione di cibi modificati non stimola l’appetito; può coesistere un lo stato di dipendenza avvertito come umiliante, specie in pubblico, e ciò gravare non poco sulla propria autostima.

La soluzione al primo ostacolo può essere preparare e presentare i cibi in modo tale che, pur modificati, si mantengano gradevoli alla vista e al palato rispettando il più possibile i gusti personali. Utilizzare piatti termici evita che i cibi si raffreddino; rispettare i tempi di deglutizione senza mostrare fretta e senza spazientirsi o irritarsi per eventuali incidenti (ad esempio la fuoriuscita di cibo dalla bocca) riduce il disagio psicologico.

Per conferire una migliore autonomia al malato esistono – o comunque è possibile confezionare – ausili per le piccole attività quotidiane e, quindi, anche per l’alimentazione. A questo proposito si suggerisce di consultare il proprio fisioterapista. Alcuni farmaci (ad esempio i triciclici o gli anabolizzanti) possono aumentare l’appetito. Sarà il medico a stabilire se possono essere utili nella propria specifica situazione.

Mantenere libere le fosse nasali

Il ristagno di secrezioni all’interno delle fosse nasali può provocare una respirazione nasale difficoltosa, che peggiora durante l’alimentazione. Umidificare l’ambiente, in modo che le secrezioni non si secchino all’interno delle fosse nasali, ed eventualmente rimuoverle prima di iniziare ad alimentarsi.

Assumere una postura corretta

È molto difficoltoso, per qualsiasi persona, deglutire in posizione sdraiata o con il capo reclinato in avanti.

Un problema frequente nei pazienti affetti da SLA è tuttavia la debolezza della muscolatura del collo, che porta di conseguenza proprio a flettere il capo. La posizione più adeguata è quella in cui ci si siede con il tronco ben appoggiato allo schienale della sedia o della poltrona e con i piedi saldamente appoggiati a terra o ai predellini della carrozzina. Nel caso vi sia debolezza della muscolatura del collo non è consigliabile utilizzare collari ortopedici durante l’alimentazione perché possono aumentare le difficoltà di masticazione e di deglutizione. Allo stesso tempo, è importante che la testa non sia iperestesa. Il nostro suggerimento è, quindi, di utilizzare un poggiatesta e di posizionare una fascia sulla fronte per mantenere il capo allineato al tronco (fig. 2).

Si possono usare anche poggiatesta (fig. 3), modellati a seconda delle esigenze del paziente in modo da evitare una fasciatura troppo rigida e permettere un minimo di movimento alla testa. L’importante è utilizzare materiali confortevoli e ben tollerati.

La gestione dietetica e operativa della disfagia

La debolezza muscolare

Se alcuni dei muscoli interessati nella deglutizione diventano deboli si può alterare la capacità di mantenere un bilancio alimentare adeguato. Il cibo (specie quello asciutto e friabile) e i liquidi (quelli leggeri) possono essere difficili da deglutire, possono fuoriuscire dalle labbra o scivolare indietro, alla base della lingua, finendo nelle vie aeree e generando tosse. È opportuno assumere cibi semisolidi o frullati; la densità e la struttura sono importanti, poiché i cibi sotto forma di bolo sono più facili da inghiottire. Mangiare cibi omogenei piuttosto che cibi misti (solidi e liquidi insieme) può aiutare a evitare la tosse (ad esempio: biscotti granulati per la colazione; una zuppa densa al posto della minestra con pezzetti di carne e verdura). Sono assolutamente da evitare pastina, riso e alimenti friabiliScegliere alimenti soffici, frullati o macinati può facilitare un loro controllo all’interno della bocca; come pure ingerire cibo idratato può evitare la sensazione di avere qualcosa bloccato in gola. Assumere un sorso d’acqua dopo ogni boccone può aiutare a ingerire i cibi solidi. Qualora si abbiano problemi a deglutire l’acqua, si può ricorrere ad appositi addensanti oppure a liquidi più densi (succhi, frappé…).

Le modalità nell'imboccare

Utilizzare un cucchiaino da caffè piuttosto che un cucchiaio medio-grande. Non riempire completamente il cucchiaino, per evitare di somministrare una quantità di cibo o liquido eccessiva, che potrebbe fuoriuscire dalla bocca. La persona che imbocca deve far seguire alla propria mano una corretta traiettoria (fig. 4).

Ingorgo del cavo orale

L’ingorgo del cavo orale può essere conseguenza di un eccessivo ristagno di cibi o secrezioni non completamente espettorato con la tosse. L’utilizzo di un apparecchio aspiratore (fig. 6) consente di aspirare le secrezioni attraverso una piccola sonda collegata a un motorino. La manovra è semplice e può essere praticata dai familiari o da chi assiste il paziente. Questi ausili sono forniti dal sistema sanitario nazionale presentando una prescrizione del proprio medico. Per ciò che riguarda il funzionamento e la gestione dell’aspiratore, si veda l’apposita sezione La respirazione. Per avere maggiori chiarimenti ci si deve rivolgere al proprio medico o all’equipe sanitaria di riferimento.

La scialorrea

Il nostro corpo produce ogni giorno una quantità di saliva pari a circa quattro-sei tazze. Generalmente questa saliva è mobilitata e deglutita all’interno della bocca in modo inconscio, involontario. Se i muscoli deputati alla deglutizione diventano deboli, le labbra e le mascelle non controllano la saliva prodotta: un eccesso di saliva (scialorrea) e di muco si accumulano, pertanto, in bocca e dietro la lingua. Questo è un problema imbarazzante, poiché spesso provoca la fuoriuscita di saliva dalla bocca oppure, occasionalmente, tosse e sensazione di soffocamento. Tale disturbo può essere alleviato con una serie di interventi che il proprio medico e il proprio infermiere sapranno indicare in base alle personali necessità. Alcuni cibi (latte, latticini, cioccolato ecc.) provocano la produzione di una saliva densa e difficile da deglutire, mentre altri (ad esempio il brodo di carne) la riducono. Quando vi sia una caduta in avanti del capo, a causa della debolezza dei muscoli del collo, l’utilizzo di un collare consente di mantenere una postura più corretta e quindi di limitare la fuoriuscita di saliva dalla bocca. Alcuni farmaci riducono la produzione di saliva (i più utilizzati sono l’amitriptilina, l’atropina, il triesifenidile, la clonidina). Altri farmaci (ad esempio i fluidificanti) vanno invece evitati perché determinano un eccesso di secrezioni che tendono ad accumularsi nelle alte vie respiratorie. Recentemente è stata sperimentata una nuova terapia per ridurre la scialorrea: consiste nell’impiego della tossina botulinica localmente immessa nelle ghiandole salivari con una tecnica, molto semplice, ecoguidata (cioè con l’aiuto di un ecografo). Può essere utile anche l’aspiratore meccanico.

La somministrazione di farmaci

Può risultare molto difficile deglutire le compresse e le capsule nella loro forma originale. Si consiglia di concentrare, se possibile, l’assunzione dei farmaci durante i pasti. Le compresse possono essere polverizzate e le capsule aperte (assumendone il solo contenuto) senza che ciò influisca sull’effetto terapeutico. La polvere così ottenuta può essere miscelata al cibo.

Dopo il pasto

Per una buona digestione è consigliabile evitare la posizione sdraiata, che potrebbe dare reflusso gastro-esofageo e vomito. È da preferire la posizione seduta o semisdraiata sul fianco.

Metodi alternativi di alimentazione

Se si nota che la propria alimentazione è insufficiente nonostante gli sforzi per integrarla, o se la deglutizione è diventata molto rischiosa e la tosse è molto frequente, si devono prendere in considerazione altri metodi per potersi alimentare, il cui scopo è quello di assumere il cibo evitando che questo (senza accorgersi) passi nelle vie aeree.

Il sondino nasogastrico

La più comune via di alimentazione alternativa consiste nell’utilizzo di un sondino nasogastrico. Essa consiste nel posizionare un tubicino che, attraverso il naso, giunga allo stomaco e che consenta di somministrare gli alimenti direttamente

Questo metodo tuttavia è solitamente mal sopportato dai pazienti e spesso comporta diverse complicanze, tra cui lesioni da decubito, esofagiti (infiammazioni dell’esofago), riniti (raffreddori), polmoniti da aspirazione, frequenti sostituzioni per dislocazione o occlusione.

La Gastrostomia Endoscopica Percutanea

Uno dei metodi alternativi consiste nell’alimentarsi attraverso un tubicino posizionato direttamente all’interno dello stomaco attraverso la parete addominale. Questa tecnica, la Gastrostomia Endoscopica Percutanea, comunemente detta PEG, consente di adottare due soluzioni alternative: può essere un vero tubicino, un catetere (di materiale molto morbido, pieghevole) che si estende per circa 12-13 cm fuori dallo stomaco, oppure un piccolo bottone posto a livello dello stomaco. Ogni tipo di dispositivo viene posizionato da un gastroenterologo (specialista nello studio del tratto gastroenterico: stomaco, intestino, e relativi annessi), attraverso una gastroscopia (fig. 8- 10). La tecnica è rapida, di semplice esecuzione, facilmente reversibile, poco costosa, e non richiede anestesia generale. Le complicanze sono molto rare e la maggior parte di natura infettiva quando non sia stata osservata un’adeguata igiene.

La PEG permette di alimentarsi da soli bypassando la bocca, evitando così problemi di deglutizione. Tuttavia, si può anche scegliere di alimentarsi oralmente (attraverso la bocca) con qualunque cibo si desideri, anche solo con piccole quantità per apprezzarne i sapori, integrando l’apporto calorico e idrico attraverso la PEG. L’intervento di PEG e i preparati alimentari da utilizzare sono interamente a carico dal sistema sanitario nazionale. Quando il tubicino è posizionato, il proprio medico, coadiuvato da un dietologo e da un infermiere professionale, stabilisce quanto cibo (sotto forma di un liquido integrato) e acqua si necessita durante il giorno e con quale distribuzione.

Il paziente non deve più preoccuparsi di integrare o modificare il proprio introito di cibo, perché la nuova dieta sarà adeguata alle sue necessità alimentari e al suo peso corporeo. Questo tipo di alimentazione può anche far risparmiare tempo ed energia che prima si doveva spendere nel tentativo di alimentarsi a sufficienza. Esiste una vasta gamma di miscele nutrizionali messe a disposizione dall’industria farmaceutica. Molti prodotti contengono 1 caloria per ml (millilitro) di liquidi; ciò significa che una persona, in media, dovrebbe assumerne approssimativamente 1500 ml (6-10 tazze) al giorno per ottenere tutti i requisiti nutrizionali di cui abbisogna. Alcuni di questi prodotti contengono fibre, e sono disponibili in formule ad alto contenuto calorico e proteico. Il proprio dietologo potrà determinare che tipo, quanto, e quali intervalli di somministrazione sono più adeguati alla propria situazione.

L’alimentazione enterale

Che cosa serve - La miscela nutritiva

Gli alimenti utilizzati per l’alimentazione enterale (cioè per l’alimentazione attraverso sondino o PEG) sono da limitare ai prodotti già pronti per l’uso, generalmente liquidi e completi dal punto di vista nutrizionale (non utilizzare frullati casalinghi che potrebbero ostruire la sonda).

La miscela è confezionata in flaconi o in lattine in modo sterile. La somministrazione della miscela può avvenire in due modi:

  • se la miscela è contenuta in bottiglie, direttamente dal flacone, collegato a un deflussore;
  • se la miscela è contenuta in lattine, versandone il contenuto in apposite sacche.

Il deflussore e la sacca

A seconda del tipo di somministrazione, si può utilizzare un singolo deflussore (fig. 11), da collegare alla bottiglia contenente la miscela nutritiva tramite un tappo a vite, oppure sacche con deflussore incorporato (fig. 12).

La nutripompa enterale

È uno strumento che consente una regolazione più accurata e sicura della velocità di flusso (fig. 13). Pur non essendo indispensabile, è preferito in caso di alimentazione notturna o quando si voglia somministrare a velocità molto basse. Si tratta infatti di un apparecchio, molto semplice, che permette di stabilire esattamente la durata delle somministrazioni.

Come preparare il sistema di alimentazione

Nella manipolazione dei sistemi di alimentazione, è importante seguire alcune semplici norme igieniche e alcuni accorgimenti tecnici:

  • pulire la superficie d’appoggio ove si effettuano le manipolazioni;
  • lavarsi accuratamente le mani;
  • prima di aprire la confezione, controllare la data di scadenza della miscela e che sia a temperatura ambiente;
  • se si utilizza il deflussore, connetterlo alla bottiglia (fig. 14a), poi alla piantana, e aprire tutto il regolatore di flusso (fig. 14b); per riempire il deflussore, esercitare una lieve pressione sulla camera di gocciolamento in modo che si riempia per metà (fig. 14c); quando la miscela inizierà a defluire e il deflussore si sarà riempito completamente, chiudere il morsetto che regola la velocità fino al momento di iniziare l’alimentazione;
  • se si utilizza la sacca enterale, versare il contenuto delle lattine o della bottiglia nella sacca (fig. 12): il principio di riempimento del deflussore e il suo utilizzo rimane identico.

L’inizio della somministrazione

La somministrazione della miscela nutrizionale deve avvenire alla velocità prescritta dal medico.

Prima di iniziare la somministrazione è buona norma seguire i seguenti suggerimenti:

  • il malato deve stare in posizione seduta o semiseduta, nel caso si trovi a letto, e deve mantenere questa posizione per circa 30-60 minuti dopo la fine della somministrazione;
  • al momento della connessione del deflussore con la PEG, quest’ultima va tenuta in posizione verticale, per evitare, aprendo il connettore, la fuoriuscita di ristagno gastrico (questo è consigliato anche quando si fa l’operazione inversa, e cioè la sospensione della somministrazione);
  • collegare l’adattatore universale del deflussore al connettore della PEG, assicurandosi da un lato che l’adattatore non si sfili e che il connettore della PEG non si deformi troppo;
  • aprire il morsetto e regolare la velocità di flusso.

La somministrazione a gravità

Con questo tipo di somministrazione la velocità di gocciolamento è regolata dall’apposito morsetto posto sul deflussore:

  • aprire il morsetto e controllare la velocità nell’apposita camera di gocciolamento trasparente (una volta stabilita la velocità di caduta, per mantenerla costante si possono contare quante gocce scendono in un minuto);
  • controllare frequentemente che la miscela non subisca arresti per occlusione oppure eventuali angolazioni della sonda o del deflussore;
  • aprire la valvola dell’aria del deflussore, se presente.

Con la somministrazione a gravità non è sempre semplice riuscire a calibrare e mantenere la velocità di flusso prescritta dal medico. Questo perché molto spesso ci troviamo di fronte a diverse qualità di deflussori a gravità oppure ad alimenti molto densi. Quindi, in base alla propria esperienza e sotto il consiglio del medico, bisognerà valutare quale tipo di somministrazione sia più opportuna tra quella gravitazionale e quella tramite nutripompa.

La somministrazione tramite nutripompa

Con la pompa enterale è possibile stabilire esattamente la velocità e la durata di somministrazione, oltre alla quantità di prodotto da assumere. La nutripompa può avere delle batterie interne che ne permettono l’utilizzo anche in caso di assenza di corrente elettrica. Tramite la pompa, inoltre, si possono somministrare boli di acqua nelle quantità stabilite dal medico. La sommministrazione può essere sospesa in qualsiasi momento, purché, mediante una siringa, si lavi sempre il sondino con almeno 50cc di acqua per evitare il formarsi di ostruzioni.

Per allestire la pompa è necessario:

  • riempire il deflussore con il liquido alimentare, cercando di eliminare ogni bolla di aria dal circuito per evitare che suoni l’allarme (indicherebbe l’impedimento del deflusso della miscela nutritiva);
  • collegare il deflussore alla pompa e la camera di gocciolamento all’apposito lettore;
  • accendere la nutripompa;
  • impostare la velocità di somministrazione;
  • lavare la PEG con 20cc di acqua;
  • raccordare il deflussore alla PEG;
  • dare il via alla somministrazione.

La somministrazione di farmaci

Le compresse, per essere somministrate tramite PEG, devono essere polverizzate e le capsule aperte per evitare di ostruire la sonda. Il farmaco va sciolto in acqua, quindi aspirato con una siringa e somministrato lentamente nella sonda. Al termine della somministrazione è necessario lavare il sondino con 50 cc di acqua.

La fine della somministrazione

Al termine della somministrazione dell’alimentazione:

  • spegnere la pompa o chiudere il morsetto del deflussore (in caso di alimentazione a caduta);
  • scollegare il deflussore dalla sonda;
  • lavare la sonda con 50cc di acqua e chiuderla con l’apposito tappo (non pinzare mai la sonda, perché i dentini della pinza consumano la sonda che si potrebbe bucare).

Come medicare la PEG

La medicazione della PEG deve essere eseguita quotidianamente. Il procedimento è il seguente:

  • disinfettare la cute attorno la sonda utilizzando antisettici;
  • controllare che non vi siano arrossamenti cutanei, secrezioni o sanguinamenti;
  • coprire con garze sterili tagliate a “Y”;
  • fissare le garze alla cute con del cerotto (fig. 15).

Eventuali arrossamenti nella zona di applicazione del cerotto possono indicare un’allergia allo stesso. Si consiglia pertanto di utilizzare cerotti anallergici.

La nutrizione parenterale

La nutrizione parenterale consiste nella somministrazione di sostanze nutritive attraverso una via venosa. In questo caso, un catetere venoso viene posizionato in un grosso vaso venoso del collo e fissato con punti di sutura. Attraverso la via venosa vengono quindi somministrate le preparazioni farmacologiche contenenti tutte le sostanze di cui il malato abbisogna: vitamine, aminoacidi, sali… Questo tipo di nutrizione necessita della presenza di personale specializzato e, nella maggior parte dei casi, può essere praticato solo in regime ospedaliero. È pertanto proponibile solo per un periodo limitato a poche settimane e da riservare a casi molto selezionati, quando cioè sia necessario idratare e alimentare in maniera intensiva.

La nutrizione per via venosa non rappresenta pertanto una soluzione definitiva al problema dei disturbi di deglutizione nel paziente con SLA.

Conclusioni

La SLA può portare a forti cambiamenti nelle proprie abitudini alimentari. Si possono presentare problemi sia di sicurezza nella deglutizione sia di inadeguatezza dell’apporto calorico.

Collaborando con il proprio medico, il proprio dietologo e le persone che ci prestano assistenza si potranno trovare molte opzioni disponibili per assicurarci un bilancio alimentare adeguato

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